È interessante quando un’autrice come Suzy Lee, che è una maestra del silent book, un’artista che lascia parlare le immagini, i suo acquerelli, le sue figure, decide di scrivere un libro così pieno di parole.

Pensieri su carta esce per Corraini nel 2025 nella collana Visual Essays, una collana di saggi visuali pensati per essere accessibili anche al lettore comune, che non ha un background di studi specifici: libri che raccontano il punto di vista sul mondo di artisti e progettisti. È una collana da tenere d’occhio.
Con il sottotitolo Confidenze di un’autrice, Suzy Lee porta su carta i suoi ricordi e le sue osservazioni sul lavoro di autrice di albi illustrati, più precisamente di silent book, a partire dagli esordi, quando era studentessa all’accademia di belle arti, e ha iniziato a girare per il mondo da Londra per studiare, a Houston per seguire la carriera accademica di suo marito, in un primo momento, e i tanti luoghi in cui i suoi libri lʼhanno portata.
Il libro è diviso in quattro parti. La prima è la scoperta dell’albo illustrato. La giovane Suzy Lee ha realizzato i suoi primi libri quando era bambina, per gioco, e ha riscoperto questo mezzo espressivo quando si è trovata a dover dare forma alla sua arte. In questa parte si parla dei suoi primi esperimenti e dei suoi primi lavori veri e propri, Alice in wonderland (2002), che nasce dal teatro, e La revanche des lapins (2003), secondo me uno dei suoi libri più belli.

Nella seconda parte affronta la difficoltà e le sfide da affrontare per portare avanti la sua carriera da autrice e illustratrice e allo stesso tempo badare ai suoi due figli San e Boda, negli anni in cui hanno più bisogno di lei.
Un giorno, un’amica che non vedevo da tempo, davanti a una tazza di caffè, mi confiò che ora che il figlio era cresciuto abbastanza, voleva tornare a disegnare. Poi conlcuse: “Però… Sarà davvero una cosa che posso permettermi di fare?”
Sì, risponde alla sua amica. Rendersi inutili è giusto e chiedersi se è lecito rischia di immobilizzarci, di impedirci di fare arte.
Spesso le necessità dei bambini hanno interrotto il suo flusso creativo. Dopo ore di riflessioni, quando finalmente aveva un’idea buona e stava per iniziare a disegnare, era ora di preparare il pranzo. Con pazienza metteva tutto da parte e si dedicava al lavoro quando ne aveva di nuovo il tempo. Eppure per Suzy Lee anche la vita quotidiana con i figli offre spunti creativi da riversare nell’arte. River (2018), per esempio, è un libro ispirato al rapporto tra i suoi figli e il cane di famiglia, che si chiama proprio River come quello del libro.

La terza parte è dedicata all’oggetto libro e alla sua progettazione. Quale forma deve avere, come dev’essere la copertina, su che carta sarà stampato. E poi le fasi di lavorazione, dal manoscritto alle prime bozze inviate all’editore, e poi le revisioni, le bozze definitive, il contratto di edizione, la difficoltà di negoziare e l’importanza di avere un agente. Questa terza parte è sicuramente molto interessante per chi vuole fare questo mestiere e non sa ancora a cosa va incontro.

La quarta parte, infine, è una serie di riflessioni su cosa vuol dire essere un’autrice di libri per bambini. Dal punto di vista dell’autore sul mondo passiamo al punto di vista del mondo sull’autrice. O, meglio, dal punto di vista dell’autrice su come il mondo la vede e pensa il suo lavoro. Dagli amici, che le fanno le solite domande sul suo lavoro, ai lettori, che maneggiano e interpretano i suoi libri, agli editori, i librai e tutte le persone con cui le capita di interagire per lavoro.
Forse ciascuno di noi cerca qualcosa di diverso. Ma io spero che questa comunità così disordinata diventi una piccola scintilla di senso nella vita strampalata di chi ha scelto di scrivere. Che si reisca, nel momento esatto in cui diventa possibile, a tirar fuori qualcosa di unico. Che la fatica si trasformi in energia, e quell’energia torni a nutrire il nostro slancio.

